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► Al via il vertice di Copenaghen
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Dopo oltre due secoli a Copenaghen il mondo cerca una nuova rivoluzione industriale. Per dodici giorni, 192 Paesi e più di cento capi di Stato e di governo, tra cui quello statunitense Barack Obama, cercheranno (o almeno si spera) di definire le strategie per salvare il salvabile. Ecco quali sono gli impegni per ridurre le emissioni di gas serra che i principali inquinatori del pianeta portano al tavolo del vertice Onu di Copenaghen. Paesi industrializzati Usa: secondo inquinatore mondiale, Washington propone una riduzione del 17% delle emissioni di gas serra al 2020 e del 42% al 2030 rispetto al 2005. Prendendo il 1990 come anno di riferimento la riduzione è del 4% nel 2020 e del 33% nel 2030. UE: si è impegnata unilateralmente a dicembre 2008 per ridurre le emissioni del 20% al 2020 rispetto al 1990, una percentuale che potrebbe portare al 30% in caso di accordo internazionale ambizioso. Giappone: Tokyo ha proposto di ridurre le emissioni del 25% nel 2002 rispetto al 1990 “in caso di accordo molto ambizioso con la partecipazione di tutti i principali paesi”. Canada: Ottawa mira a a ridurre le emissioni del 20% nel 2020 rispetto al 1990. Il Parlamento canadese ha appena votato una mozione che invita il governo di Stephen Harper a essere molto più coraggioso (meno 25% nel 2020 rispetto al 1990). Russia: nessun impegno formale. Secondo quanto annunciato dal presidente della Commissione Ue Jose Manuel Barroso, Mosca sarebbe pronta a ridurre la Co2 tra il 20 e il 25% nel 2020 rispetto al 1990. Si tratta di un obiettivo che rischia di essere di facciata, dato che nel 1990 funzionavano ancora a pieno regime le industrie sovietiche che poi furono chiuse con il crollo dell’ex Urss. Australia: il Parlamento ha appena bocciato, un’altra volta, il testo del governo che prevede per il 2020 una riduzione delle emissioni tra il 5 e il 25% rispetto al 2000. Nuova Zelanda: riduzione tra il 10 e il 20% delle emissioni nel 2020 rispetto del 1990. Paesi in via di sviluppo Cina: principale inquinatore del pianeta, la Cina si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra per punto di Pil (la cosiddetta intensità carbonica) tra il 40 e il 45% nel 2002 rispetto al 2005. Brasile: il governo prenderà “l’impegno volontario” di ridurre tra il 36 e il 39% le emissioni rispetto alle previsioni per il 2020, grazie soprattutto ai maggiori sforzi contro la deforestazione dell’Amazzonia, la più grande foresta tropicale del pianeta. India: afferma di aver preso misure “che comportano una significativa riduzione delle emissioni di gas a effetto serra”, che potrebbe essere quantificata in una “cifra indicativa” non ancora annunciata. Indonesia: un programma nazionale potrebbe permettere di ridurre le emissioni del 26% nel 2020 rispetto allo scenario “business as usual”, essenzialmente grazie alla lotta alla deforestazione, secondo il presidente Susilo Bambang Yudhoyono. Corea del Sud: Seul si è impegnata a ridurre le 4% le sue emissioni di gas serra nel 2020 rispetto al livello del 2005, che corrisponde a un calo del 30% rispetto alle previsioni a politiche invariate. Messico: proporrà a Copenaghen di ridurre le missioni del 50% nel 205 se disporrà “delle tecnologie e dei finanziamenti adeguati”. |
:: Andrea Gaggioli 8.12.09 :: Rinnovabili ::
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