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► OLI VEGETALI PER USI ENERGETICI: UN’OPPORTUNITA’ NON UN RISCHIO

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APER si oppone alle moratorie regionali e agli atteggiamenti locali ideologicamente pregiudiziali sulla produzione di energia rinnovabile da biomasse liquide da filiera lunga.

Di fronte alla recente notizia che il Consiglio regionale della Toscana avrebbe approvato una mozione per introdurre una moratoria sulla possibilità di autorizzare nuovi impianti a biomasse alimentati da oli vegetali provenienti da filiera lunga su tutto il territorio regionale, APER - Associazione dei Produttori di Energia da fonti Rinnovabili - ribadisce la propria preoccupazione per ogni atteggiamento pregiudizialmente contrario allo sviluppo di impianti a fonte rinnovabili sul territorio nazionale, assunto dagli enti locali (in questo caso le Regioni) che invece dovrebbero essere in prima fila per promuovere tutte le fonti rinnovabili, oli vegetali da filiera lunga inclusi.

“Pur condividendo la volontà di incentivare maggiormente lo sfruttamento delle risorse presenti del nostro Paese, siamo convinti che per il raggiungimento degli obiettivi al 2020 previsti dal piano di azione Clima ed Energia della Commissione UE in materia di fonti rinnovabili – dichiara Marco Pigni direttore di APER - occorre sviluppare in maniera equilibrata, integrata e rispettosa delle normative ambientali tutte le fonti rinnovabili, quindi anche gli oli vegetali (sia di filiera corta che di filiera lunga)”.

Si ricorda inoltre che – con riferimento al costo di sviluppo delle FER - gli ostacoli, i vincoli e le lungaggini di natura autorizzativa già ora comportano per il nostro Sistema Paese un extracosto del non fare pari al 35% in più rispetto alla media degli altri paesi UE.

“Se continueremo di questo passo – conclude Pigni – avremo in Italia il paradosso di un sistema incentivante per le fonti rinnovabili tra i più avanzati d’Europa e un sistema burocratico-autorizzativo tra i più arretrati e penalizzanti e saremo costretti, non riuscendo a centrare gli obiettivi nazionali interni ( 17% di energia da fonti rinnovabili sui consumi totali finali di energia al 2020, rispetto al 6% attuale) a ottemperare agli obblighi importando energia verde da impianti ubicati all’ estero, oppure a pagare salatissime penali a Bruxelles per il mancato rispetto dei target previsti dalle direttive UE in materia energetico-ambientale”.

:: Federico Brucciani 17.03.08 :: Rinnovabili, BioMasse ::


2 Commenti »

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  1. Gradirei un chiarimento su quanto scritto in questo articolo. Cosa si intende per “filiera lunga”?
    A mio parere, la produzione di energia da biomassa può essere “equilibrata e rispettosa delle normative ambientali” se e solo se
    * non utilizza prodotti utilizzabili nell’alimentazione umana, ma solo biomasse residue,
    * non incrementa la deforestazione, soprattutto nei paesi più a rischio (Brasile, Indonesia e Malaysia).
    In questi paesi le “norme ambientali” sono in molti casi assai più elastiche che in Europa ed è quindi possibile perpetrare un grave danno all’ambiente senza che vengano violate le nostre norme.
    Ricordo inoltre che la coltivazione industriale di biomassa produce grande rilascio di N2O (potente gas serra) dal terreno e che occupando il terreno con 150 m² di pannelli fotovoltaici si produce la stessa energia elettrica ottenibile con 10000 m² di coltivazione di biomassa.

    Commento di Marco Pagani — 27 Aprile 2008 #

  2. Vendiamo VEGETABLES OIL (NOT EDIBLE ONLY FOR ENERGY USE) scelti dale parti su
    apposite programma di consegna, da stabilirsi annualmente, tra cui:
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    - CJO (Crude Jatropha Oil)
    - RBDPO (Refined Bleached Deodorised Palm Oil)
    - RBPO OLEIN (Refined Bleached Deodorised, Palm Oil)
    - RBDPO STEARIN (Refined Bleached Deodorised Palm Oil, Stearin)
    CSFO (Crude sunflower oil)
    - CSO (Crude Soy Bean Oil

    CON CONTRATTO A PREZZO FISSO PER 5 ANNI

    per nformazioni email gianandgian@libero.it

    Commento di vincenzi gianluca — 16 Febbraio 2009 #

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